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prefazione di Mario Gaziano
1998, 16°, cm 14x21, 192 pp., cop. col., € 13,00
ISBN 88-86911-11-4

Finalmente ripubblicate tutte le opere del poeta saccense che fu uno dei cantori del disagio del popolo siciliano.

Gli anni '70 rappresentano una sorta di crogiolo positivo ed irradiante di cultura popolare, regionale o provinciale, allora vincente. S'innalzano le mille bandiere delle tradizioni popolari, e Ignazio Russo è in prima fila. Egli consapevolmente si abbandona ad una ricerca tematica più cocente, in parallelo alla grande padronanza del dialetto che gli consente una velocità di scrittura che, con difficoltà, tiene dietro alla sua esplosiva ispirazione.

L'impegno sociale lo convince: produce e spesso straripa; snoda una passione che, a tratti, sopravanza la qualità del suo "essere poeta del popolo e per il popolo". È pieno di ansie poetiche. La sua ispirazione si piega secondo le intermittenze del suo animo e si sviluppa attraverso nodi policentrici, ma sempre organicamente: Ignazio Russo sa di possedere la forza della scrittura e si muove, si gira, si insinua nelle dimensioni parallele della lirica fortemente umoristica (dove la capacità descrittiva ha il sapore di un Trilussa o di un Belli), poiché il suo umorismo non è mai fine a sé stesso.

Secondo la tradizione dei poeti nati dal popolo, il suo umorismo ha una connotazione morale e moralistica che sgorga fluente dalla ironica saggezza e dall'amaro pessimismo del popolo minuto, costretto a sopravvivere tra miseria e sorriso, amarezza e sarcasmo contro le benedizioni consolatorie.